La prostituzione volontaria è legale?

Per quanto riguarda la legge Merlin la Costituzione ha dato il proprio verdetto respingendo il ricorso che era stato presentato dalla Corte di Appello di Bari dopo il susseguirsi dei temi messi in discussione sull’argomento escort.

Nello specifico si evince che la legge Merlin non viola la Costituzione e che il fatto di prostituirsi non sia mai una scelta libera, in questo modo la Costituzione ha messo al centro dell’attenzione la dignità della persona.

Invece i reati di reclutamento e favoreggiamento alla prostituzione ledono in ogni caso la libertà individuale sono da condannare sempre, proprio come messo in evidenza dalla sentenza di Bari, la prostituzione volontaria e libera ha diritto ad un trattamento totalmente diverso.

A tal proposito la ricercatrice non ché sociologa presso l’Università Bicocca, Giorgia Serughetti che ha anche al suo attivo svariati interventi riguardanti il tema degli uomini che pagano le donne, in una intervista sul tema ha risposto così.

“Per quanto riguarda la legge Merlin, ai suoi tempi, ovvero quando è stata vagliata, era ottima ma purtroppo tende a salvaguardare principalmente la donna vista come parte debole, al giorno d’oggi entra in contrasto con alcuni fenomeni che si sono verificati nel nostro tempo come per esempio il fenomeno delle escort.”

Ecco perchè sono oramai anni che si discute di una eventuale legalizzazione della prostituzione volontaria, da questo ne è scaturito il dilemma della costituzionalità.

Secondo la Serughetti, la prostituzione volontaria potrebbe essere tranquillamente legalizzata ma l’argomento della depenalizzazione del favoreggiamento deve tenere ben presente gli eventuali effetti negativi che potrebbero travolgere le persone che potrebbero trovarsi in una posizione di sfruttamento.

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Alla fine la Consulta ha espresso parere favorevole alla legge Merlin perchè questa non viola la Costituzione e in questo la Serughetti è pienamente d’accordo.

La Corte di Appello di Bari ha messo sul tavolo della discussione la questione del diritto a prostituirsi e secondo loro alcuni reati citati nella legge Merlin risultavano ledere questo diritto.

Secondo la Serughetti sarebbe più corretto dire che la legge Merlin ha come scopo principale quello di proteggere la libertà sessuale di ogni persona dalle molte costrizioni e abusi più che cercare di garantire il diritto di utilizzare la propria sessualità come unico scopo commerciale.

La sentenza è corretta, afferma la Serughetti, con questo la sociologa non vuole essere fraintesa, secondo lei la Corte non intende dire che sia l’unico intervento possibile da attuare a tal riguardo, questa è una questione politico-legislativa.

Ancora più nello specifico sussistono degli aspetti ancora più controversi che devono essere verificati, la Serughetti si chiede se la modalità con il quale la Consulta ha descritto il fenomeno non sia frutto di una interpretazione prettamente sociologica del fenomeno della prostituzione.

In questo caso non esisterebbero in alcun modo casi di prostituzione volontaria ed ogniqualvolta si verifichi uno scambio di denaro scatta un rapporto di potere nel quale la libertà personale viene a decadere.

Sono in disaccordo con questo, prosegue la Serughetti, secondo lei è possibile applicare criteri simili a quelli che vengono già applicati a moltissime altre attività che fanno parte della nostra vita quotidiana, in questo caso inizierei a pensare che non esistano più scelte libere.

Le strade da poter percorrere sono in sostanza soltanto due, la prima è quella di seguire quanto deciso dalla Consulta, non si perseguita penalmente la prostituzione in quanto soggetto debole andando a colpire esclusivamente il cliente o consumatore.

In questo caso però si andrebbe contro la legge Merlin per il quale l’unico scopo con cui è stata ideata è quello della liberalizzazione della donna.

La seconda strada è quella di riprendere il discorso della depenalizzazione di tutte le attività strettamente legate alla prostituzione ma in questo caso i partiti progressisti non la rappresenterebbero e diverrebbe un argomento trattato soltanto dalla destra con conseguente perdita di attenzione verso i diritti e le tutele sociali delle persone che si prostituiscono.

La vera cosa che in questo momento manca è una proposta politica seria che miri a legare i diritti sociali, la libertà individuale e la protezione della vulnerabilità in ambito prostituzione ed in questo momento la cosa risulta essere veramente molto complessa.

Ma allora ci troviamo in una posizione di stallo, si dovrebbe ricorrere ad un bel dibattito sull’argomento prevenzione dello sfruttamento da parte di organizzazioni malavitose e trafficanti.

Al momento tutte le attenzioni sono concentrate sulla semplice prostituzione senza neanche andare a guardare cosa ci sta dietro, non si parla mai di come poter evitare in maniera concreta che le persone finiscano all’interno di queste reti di coercizione e sfruttamento.

L’unica soluzione per evitare tutto questo è quello di aprire le frontiere, le conseguenze derivanti dalle così dette migrazioni impossibili sono quelle di stringere patti di forte soggezione, queste generano di conseguenza lo sfruttamento.

Anche l’argomento del rapporto fra i sessi è da discutere, il rapporto-potere fra cliente e prostituta ma logicamente, se non andiamo a monte, cercando di prevenire queste migrazioni impossibili, il problema non verrà mai risolto.

Quindi i politici dovrebbero lavorare all’unisono per mettere in campo una reale prevenzione degli sfruttamenti, delle violenze e delle tratte degli schiavi e per fare questo non bisogna chiudere le frontiere ma bensì aprirle.

Altro dilemma, è meglio continuare a punire il semplice cliente oppure riaprire le “Case chiuse” favorendo il decoro e l’ordine pubblico come più volte sostenuto dalla Lega?

Uno degli argomenti proposti più volte dal politico Salvini vi è quello di creare degli spazi chiusi, specifici e lontani dagli sguardi pubblici dove la prostituzione sia legale ma anche in questo caso si dovrebbe modificare al meglio questa idea per cercare di non arrivare al punto di far diventare ancora più illegale e favorendo ancor di più il favoreggiamento e lo sfruttamento.

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